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mercoledì, 08 luglio 2009

IL G8 SI APRE CON L'AUTOINCENSAMENTO DI BERLUSCONI

Il Presidente del Consiglio non ha trovato di meglio, per aprire il vertice internazionale a L'Aquila, che citare uno dei suoi roboanti sondaggi sul gradimento interno. Secondo la stessa azienda che gli dava il 45% dei voti alle Europee (poi ha preso il 10% in meno), il suo tasso di popolarità fra gli Italiani si attesterebbe al 64%. In che modo questo possa interessare alle delegazioni estere e cosa c'entri con la natura e gli scopi del vertice G8, non è dato sapere: ma il Silvio nazionale non poteva farsi sfuggire l'occasione per cantarsela e suonarsela nel consueto autoincensamento. Forse Berlusconi intende allontanare le polemiche della stampa internazionale nei suoi confronti, ma non capsice che citare tassi più o meno "bulgari" di apprezzamento interno sortisce semmia l'effetto di accrescere l'ironia e lo scetticismo con cui all'estero guardano l'Italia. Qualcuno rimarrebbe ammirato se Gheddafi dichiarasse di avere il gradimento del 90% dei libici, o se Kim Jong Il affermasse che il 100% dei nordcoreani è con lui? Non credo. Berlusconi invece pensa che sbandierare sondaggi plebiscitari accresca il suo prestigio internazionale ed intimorisca i quotidiani stranieri che lo criticano (cioè praticamente tutti). Ieri, scottato da un articolo al fulmicotone del Guardian nel quale si paventava la sostituzione dell'Italia con la Spagna nel G8, non si è limitato a smentire questa notizia (che effettivamente non appare supportata da solide fondamenta) ma si è lanciato in insulti contro il quotidiano britannico, dicendo che si tratta di un "piccolo giornale" che ha preso una "grande cantonata". Questo atteggiamento sprezzante nei confronti della stampa è ancor più pronunciato nei confronti dei giornalisti che, all'interno dell'Italia, si rifiutano di esaltarlo a quattro colonne e di tesserne le lodi con editoriali trionfanti. Dai suoi house organ, intanto, Berlusconi continua a spandere la leggenda del Grande Complotto internazionale contro di lui, ordito dai comunisti di Repubblica in combutta con Murdoch e le plutocrazie occidentali. La ragione dell'alleanza fra sinistra italiana e media anglosassoni (ma anche tedeschi, francesi, spagnoli, americani, australiani, argentini,...) starebbe, secondo la teoria della cospirazione, nel fatto che all'estero vedono con apprensione e invidia le continue affermazioni dell'Italia in campo internazionale (in cosa mai esse consistano, non è dato sapere). Dunque la quinta colonna comunista, questo il raffinato ragionamento proposto da Mario Giordano e da altri stipendiati di regime, starebbe tramando con le potenze giudaico-massoniche per impedire alla Grande Proletaria italiana di conquistare il suo spazio vitale. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, ma questo è il tipo di propaganda che viaggia in queste settimane su "IlGiornale" e "Libero". Oggi si apriranno i lavori del G8 e nel pomeriggio si terrà la conferenza stampa di Berlusconi: qualcosa mi dice che di fronte alle domande dei giornalisti stranieri, il capo di governo italiano sfodererà nuovi insulti invece di rispondere.

Postato da: andreaspanu a 09:15 | link | commenti |
politica, politica internazionale, stampa

venerdì, 03 luglio 2009

L'ULTIMA DI MARIO GIORDANO: IL PD AIUTA LA MAFIA PERCHE' NON VOTA LA FIDUCIA AL GOVERNO

Capisco che parliamo di Mario Giordano e de "IlGiornale", cioè di uno stipendiato del Presidente del Consiglio e del suo quotidiano di famiglia: siamo abiutati alla faziosità e alla malafede di questo equivalente cartaceo del TG4. Ma l'editoriale scritto oggi da Mario Giordano, il direttore, segna nuove vette di cialtroneria giornalistica e di spudoratezza. Secondo Giordano, il PD e l'IdV, votando contro il "pacchetto sicurezza" al Senato su cui è stata posta ieri la fiducia, "aiutano la mafia". Questo perché all'interno del pacchetto sicurezza, fra centinaia di altre cose, è previsto un inasprimento delle pene per reati connessi alla malavita organizzata. Dunque, rifiutandosi di votare la fiducia al governo su un pacchetto di norme da approvare in blocco, l'opposizione si rende, secondo l'ineffabile Giordano, colpevole di aiutare i mafiosi e ora dovrà spiegarlo ai suoi elettori. Un capolavoro di fetenzia a cui poteva arrivare giusto la disonestà intellettuale che rende Giordano degno epigono di Umilio Fede. Secondo lui l'opposizione avrebbe dovuto votare la fiducia al governo e far passare tutte le norme con cui è in disaccordo, solo perché fra di esse ce n'era una condivisibile. Visto che, com'era ovvio, non l'ha fatto, ora deve essere descritta come complice della mafia. A questo punto perché non mettere la questione di fiducia su un pacchetto in cui si stabiliscono pene più severe per gli stupratori e nello stesso tempo si stabilisce la liceità delle ronde paramilitari, il commissariamento di tutte le giunte di centrosinistra e il dimezzamento degli stipendi ai giudici? Se poi l'opposizione voterà contro, la si potrà accusare con un bel titolone su "IlGiornale" di essere la paladina degli stupratori. Di fronte a un editoriale come quello uscito oggi, sale in bocca il disgusto per la certezza che non si tratta di "opinioni diverse", ma di deliberata malafede a prova di bomba. Fra l'altro proveniente dalla parte politica di chi ha definito il mafioso Mangano un eroe: ma in quel caso Mario Giordano non s'è scandalizzato.

Postato da: andreaspanu a 10:35 | link | commenti (1) |
politica, stampa

giovedì, 02 luglio 2009

CENE COSTITUZIONALI A TARALLUCCI E VINO

Il giudice della Corte Costituzionale Mazzella, per ribattere alle critiche riguardanti una cena a casa sua con il Presidente del Consiglio e il Ministro della Giustizia, ha scritto una lettera in cui afferma al "caro Silvio" che i convitati sono vittime di "barbarie" giornalistica. La Corte dovrà decidere ad ottobre sulla legittimità del Lodo Alfano, che riguarda direttamente il capo del governo: per Di Pietro la spaghettata a casa di Mazzella è stata addirittura "carbonara e piduista". Di certo è abbastanza strano e non è molto opportuno che un giudice della Corte proclami il capo dell'esecutivo come suo intimo e annunci perfino che lo inviterà di nuovo a casa sua per gli allegri banchetti. Eppure, Mazzella tira in ballo perfino lo spettro dei "totalitarismi" per respingere ogni accusa: finché vivremo in un Paese "libero e civile", afferma, ogni brava persona potrà invitare a cena altre brave persone senza dover rendere conto a nessuno. Il problema è che, quando si ricoprono ruoli di garanzia e di controllo, questi "inciuci" con altri poteri e questi attestati di stima nei confronti dei controllati risultano sospetti. Perché questo fa la Corte Costituzionale: controlla la conformità delle leggi al dettato della Costituzione, cioè controlla che le decisioni prese dal potere esecutivo e legislativo siano utilizzabili dal potere giudiziario senza essere in contraddizione con i fondamenti su cui poggia la Repubblica. L'atmosfera di convivialità fra il massimo esponente del potere esecutivo e uno degli esponenti del massimo potere giudiziario rappresenta quindi in sé un indebolimento di quella rigida divisione dei poteri che dovrebbe garantire un ordinamento democratico. Non è dato sapere se in quella cena si sia parlato di Lodo Alfano, ma sembra ovvio che Mazzella farà di tutto, in sede di Corte Costituzionale, per affermarne la perfetta aderenza alla Costituzione, in modo da non danneggiare il suo carissimo amico e commensale Silvio. Entra cioè un motivo di stima e di affetto personale in una decisione che dovrebbe essere algida e professionale. A ben vedere questo costante inciucio fra controllori e controllati, questa linea tenue e valicabile fra ruoli diversi, questa tendenza a disinnescare rapporti potenzialmente conflittuali fra persone con alte responsabilità è una costante del funzionamento dell'Italia: non a caso da noi è molto diffuso il detto secondo il quale tutto finisce sempre a "tarallucci e vino". Non sappiamo se a casa di Mazzella siano stati serviti effettivamente i tarallucci, ma possiamo immaginare che quello fosse il clima.

Postato da: andreaspanu a 08:35 | link | commenti |
politica

venerdì, 26 giugno 2009

EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA: LA ASL DI MILANO SOSPENDE I CORSI DEI MEDICI PERCHE' TROPPO ESPLICITI.

Si parlava troppo liberamente di sessualità negli incontri con i medici a scuola: dunque la ASL di Milano, sollecitata indirettamente dal settimanale dell'ultrabigottismo reazionario "Tempi", ha deciso di dare una stretta con una circolare che sospende a tempo indefinito questi inopportuni confronti. Basta con le domande su profilattico, pillola, timori, gioie ed imbarazzi del sesso: i ragazzi infatti sviluppano, secondo quanto afferma la rivista di Luigi Amicone, un pericoloso "senso di onnipotenza" se si informano troppo sul proprio corpo e su quello del sesso opposto. Dunque occorre spalmare una bella mano di vernice oscurantista che faccia rientrare il sesso nell'ambito degli argomenti tabù. Luigi Amicone sembra un tizio venuto fuori dagli anni Cinquanta, uno di quei talebani col sorriso che sogna le riedizione del cardinal Borromeo a Milano, ma nasconde le sue pulsioni integraliste dietro un velo di buon senso. Come e perché la ASL di Milano abbia seguito le sue indicazioni è abbastanza misterioso, per ora. A segnalare la vicenda è oggi il quotidiano "la Repubblica". E' solo uno dei tanti episodi tragicomici della ventata neoguelfa che attraversa l'Italia, un Paese che ha un rapporto schizofrenico con la corporeità e la sessualità: mentre il Presidente del Consiglio rivendica con orgoglio da maschio latino la perfetta liceità dei suoi festini a luci rosse, i suoi fan più esaltati (come appunto Amicone, che lo ha definito "un vero cattolico popolare") si preoccupano di fare i bacchettoni con i quindicenni che fanno domande sul preservativo. Misteri italiani.

Postato da: andreaspanu a 09:16 | link | commenti |
religione, stampa, costume

mercoledì, 24 giugno 2009

BALLOTTAGGI / TUTTI PROCLAMANO LA VITTORIA

I ballottaggi del 21 e 22 giugno hanno completato il quadro delle elezioni amministrative, che nel complesso danno un'Italia "riequlibrata" rispetto all'affermazione a valanga del centrosinistra nel 2004. Tutte le amministrazioni che hanno cambiato colore passano dal centrosinistra al centrodestra. E' stato un secondo turno caratterizzato dall'astensione e che quindi non può dare indicazioni politiche molto affidabili se traslato sul piano nazionale, ma tutti i leader politici hanno rivendicato la vittoria: per Berlusconi si è trattato di un'altra sonora sconfitta per la sinistra, per Casini il voto conferma che l'UDC è l'ago della bilancia, per Franceschini è iniziato il declino della destra, per Bossi è la Lega ad essere determinante, e così via. Le valutazioni sul voto dipendono dalle aspettative iniziali: oggettivamente si può dire che il PDL non ha ottenuto il risultato strabiliante a cui puntava, cioè superare il 40% e strappare Firenze o Bologna al centrosinistra, e che il PD ha sì evitato il disastro, ma si trova appena sopra la linea di galleggiamento, perdendo centri storicamente fedeli come Prato e Sassuolo e consegnando l'amministrazione provinciale di Milano e di Venezia al centrodestra. E' lontana la prospettiva dell'Italia monocolore pidiellina e berlusconiana di cui parlava il Premier fino all'inizio di giugno, ma sembra anche più lontano l'inizio del declino della destra di cui ha parlato ieri Franceschini.

Postato da: andreaspanu a 07:40 | link | commenti |
politica, elezioni